
Chi Siamo
Il monachesimo di Sant’Agostino
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.


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ARTICOLI
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.
Le primissime tracce della tradizione monastica abbracciata dagli Eremiti nel 1244 risalgono ad un periodo di poco successivo alla conversione di Agostino a Milano, durante il quale questi ed alcuni suoi amici fecero ritorno alla nativa Tagaste, si liberarono dei loro beni e iniziarono una vita di preghiera e di studio come “servi di Dio”.
Signore, tu raduni nella tua casa coloro che sono in unità di cuore… Siamo rimasti insieme con l’intenzione di vivere uniti nel nostro santo proposito. Abbiamo pensato al luogo più indicato per servirti ed insieme siamo tornati in Africa (Conf. IX, 8).
Ordinato sacerdote nel 391, Agostino ottenne un orto ad Ippona per costruirvi un monastero per la sua comunità laica. Successivamente scrisse una Regola per i suoi fratelli, ispirandosi alla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme.
Prima di qualsiasi altra cosa, vivete insieme con un cuore solo e un’anima sola, protesi verso Dio (I, 2).
Nominato vescovo di Ippona, pur scegliendo di abitare nella sua residenza episcopale, continuò a condurre vita comune insieme al suo clero. Con la fondazione in città di un monastero femminile, risultarono evidenti le tre forme di vita religiosa agostiniana: maschile, di laici e chierici, e femminile.
In poco tempo, l’ideale agostiniano si estese a varie zone dell’Africa. Infatti, numerosi monaci, ordinati vescovi, diffusero la vita religiosa in altre chiese locali. Nell’Africa del V secolo i monasteri di ispirazione agostiniana erano circa trentacinque.
Tra il 430 ed il 570 questo stile di vita venne fatto conoscere in Europa dai monaci e sacerdoti fuggiti dall’Africa per sottrarsi alle persecuzioni dei Vandali. Verso il 440, Quodvultdeus da Cartagine si stabilì in Italia, nei pressi di Napoli. Nel 502, San Fulgenzio da Ruspe arrivò in Sardegna. Donato e settanta monaci divulgarono l’ideale di vita religiosa agostiniana nella Spagna meridionale intorno al 570; probabilmente alcuni raggiunsero anche la Francia.
L’abbondanza di codici antichi contenenti la regola di S. Agostino testimonia il costante interesse suscitato dalla stessa in epoca medievale. Malgrado ciò, per oltre tre secoli venne messa in ombra da altre regole, in particolare da quella di S. Benedetto. Ricomparsa nell’Europa dell’XI secolo come base per la riforma di monasteri e capitoli cattedrali, la regola agostiniana fu adottata dai Canonici Regolari di San Vittore a Parigi, dai Premostratensi e dai Canonici Lateranensi.
